di Turi Sapienza e Alessandra Tenerini
Armando Editore, 2024
Montagna e Psiche: Emozioni e pensieri in quota di Turi Sapienza e Alessandra Tenerini è un libro capace di rallentare il ritmo, invitare all’ascolto e restituire profondità a esperienze che spesso viviamo distrattamente. Leggendolo, ci si scopre più attenti alle proprie sensazioni, ai ricordi che affiorano, alle emozioni che normalmente non troviamo il tempo di ascoltare.
Il punto di partenza è semplice quanto potente: cosa succede dentro di noi quando camminiamo in montagna? Cosa si muove, a livello emotivo e mentale, quando ci allontaniamo dalla città, dal rumore, dalla routine, e ci immergiamo nel silenzio dei sentieri? Gli autori esplorano questo territorio interiore con delicatezza e profondità, usando la montagna come specchio della nostra vita psichica.
Chiunque abbia camminato in quota conosce quella sensazione strana che può coglierci sul bordo di un precipizio: non è solo paura, è qualcosa di più ambiguo e affascinante. Il libro la descrive come il desiderio di lasciarsi andare, di perdere per un momento il controllo — un’emozione molto umana, che dice molto di noi. È uno dei tanti momenti in cui il testo riesce a mettere parole su qualcosa che avevamo già sentito, ma non sapevamo come nominare.
Lo stile è sensoriale e coinvolgente. Non si tratta di un manuale di psicologia né di una guida alpinistica, ma di qualcosa di più raro: un libro che parla di come l’esperienza del camminare in montagna sia capace di trasformarci, di farci scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi. La montagna — con la sua imponenza, il suo silenzio, la sua bellezza a tratti inquietante — viene descritta come una presenza quasi materna, che insieme protegge e spaventa, affascina e disorenta. Un luogo che genera movimento, non solo fisico ma emotivo.
Un’immagine particolarmente bella è quella dei cairn, quei piccoli cumuli di pietre che si incontrano sui sentieri di alta quota. Qualcuno li ha costruiti prima di noi, aggiungendo una pietra a un’altra, lasciando una traccia del proprio passaggio. Gli autori li usano come metafora del cammino interiore: ogni esperienza vissuta, ogni emozione attraversata, è una pietra che si aggiunge alla nostra storia. E anche nelle relazioni più significative — con un terapeuta, ma non solo — costruiamo qualcosa di simile, passo dopo passo, senza che ce ne accorgiamo sempre.
Il libro parla anche della dimensione condivisa del camminare: in montagna si cammina insieme, ci si siede intorno al fuoco, ci si prende cura gli uni degli altri. C’è qualcosa di antico e profondo in questo stare insieme in mezzo alla natura, qualcosa che le relazioni quotidiane spesso non riescono a restituire con la stessa intensità.
In definitiva, Montagna e Psiche è un invito a guardare la montagna — e noi stessi — con occhi diversi. Non serve essere escursionisti esperti né conoscere la psicologia per apprezzarlo: basta avere curiosità verso il proprio mondo interiore e voglia di fermarsi, ogni tanto, ad ascoltarlo.
recensione di
Walter Iacobelli e Camilla Latronico



