di Maria Elia
Regia di Peter Cattaneo
Tratto dal memoir di Tom Michell
Inizialmente lento ma contemporaneamente accattivante, questo film finisce per tenere morbidamente abbandonati sul divano ad attendere lo svilupparsi della trama.
Tom Michell, docente inglese disilluso e frustrato a causa di fallimenti personali, dopo aver girato tra molteplici cattedre di città dell’America del Sud approda in un prestigioso college argentino, il St. George’s, a Buenos Aires, culla di cultura per i rampolli della borghesia locale. La narrazione ci catapulta nell’Argentina degli anni ’70, nei giorni del colpo di stato militare. Tom Michell, interpretato da un bravo Steve Coogan, a seguito della chiusura della scuola per una settimana, proprio a causa delle tensioni causate dai militari, si reca con un collega in Uruguay, a Punta del Este. In una serata di tentata leggerezza e alla ricerca di compagnia i due si uniscono a due giovani donne. Michell e una delle donne fanno una passeggiata sulla spiaggia quando si trovano, sgomenti, davanti ad una inaspettata macchia di petrolio che ha generato la morte di molti pinguini. Nell’osservare la scena si accorgono che uno di loro è ancora vivo. Decidono di avvolgerlo in uno scialle e portarlo in albergo per ripulirlo e salvarlo. Da qui il film, da lento e forse un po’ noioso, cambia completamente registro e fa entrare nella storia con divertente piacevolezza.
Inevitabilmente la memoria riporta ai piccoli di anatre di K. Lorenz, padre dell’etologia, quando accorgi che il Pinguino non abbandonerà più il suo salvatore seguendolo come un’ombra ad ogni passo, nonostante il tentativo del protagonista di disfarsi di lui.
Assisteremo da qui ad una rinascita che non sarà solo del Pinguino ma anche del Professore. Rinascita, empatia, speranza, cambiamento e aggiungerei la capacità di ascolto (che in questo caso è data dal pinguino) sono i temi che il film porta avanti come piani principali. Sullo sfondo il regista non trascurerà di “spennellare” passaggi delle tensioni militari e degli orrori che hanno generato nella società del Paese.
In Argentina la dittatura militare è stata efferata ma il regista credo abbia voluto mantenere solo sullo sfondo questo piano per dare invece spazio al nucleo narrativo emotivo che, grazie alla figura del pinguino Juan Salvador, approfondisce sempre di più gli aspetti emotivo-affettivi, che fanno da contrappunto alla durezza e all’indicibile del regime. Con l’inaspettata entrata in scena del pinguino nella vita di Michell, infatti, assisteremo a un inatteso sviluppo che lo costringerà ad occuparsi di lui al di là dell’impulso dell’attimo che ha spinto il protagonista a salvargli la vita.
Questo passaggio mi ha portato alla memoria un ricordo lontano. Ero in visita da un collega che dirigeva una comunità terapeutica per tossicodipendenti. Mi aveva portata a visitare tutti gli ambienti e arrivata nelle camere rimasi colpita dalla presenza di una piccola pianta sui davanzali delle finestre. Chiesi come mai e lui mi spiegò che quella presenza permetteva di stimolare i giovani ospiti a occuparsene e quando questo accadeva voleva dire che finalmente i ragazzi, ognuno con i propri tempi, stavano cominciando a prendersi cura, attraverso la pianta, anche di sé stessi. Era tornata insomma, dentro di loro, la speranza.
Ed è proprio quello che accade a Michell quando, prima costretto alla cura dell’animale che aveva perso tutto, come in un rispecchiamento, si attiva dentro di lui una rivitalizzazione che si estende gradualmente oltre che all’interno di sé anche verso l’esterno.
“Credevo fosse un tipo dal profilo basso, che le è successo?” Chiede il Preside a Michell. “Ho incontrato un Pinguino”. Risponde Michell.
Il Pinguino, infatti, diventa accompagnatore e rivitalizzatore in primis della classe e a seguire dei vari personaggi che lo utilizzeranno come ascoltatore silenzioso delle storie che ognuno di loro racconterà.
Nell’osservare le scene in cui uno dopo l’altro i diversi personaggi passano dal balcone di Michell in sua assenza per attivare lunghi monologhi davanti a un Juan Salvator silenzioso e attento, è inevitabile per noi, addetti ai lavori, associare la situazione al setting analitico. Il pinguino, dunque, come un ascoltatore silenzioso, ci riporta al bisogno dell’essere umano di potersi raccontare. Dice il regista in un’intervista: “Il pinguino diventa uno specchio, un punto di contatto per lo spettatore: anche se non agisce, lo spettatore può “sentire” che stia pensando qualcosa”.
Torniamo allo svolgimento della storia. Il college è sottoposto a regole rigide che tutti devono rigorosamente rispettare.
“Niente musica alta, niente fumo né animali” ammonisce immediatamente il Preside.
Grazie però all’entrata in scena di Juan Salvador, Tom Michell si renderà responsabile proprio della rottura degli schemi imposti. Inizierà a portare in classe il Pinguino la cui presenza attiverà una grande eccitazione negli studenti i quali, non più divisi dalle diversità, si uniranno in un’operosa gruppalità intorno al silenzioso animale. “Cosa mangia? Quando Mangia? Possiamo aiutarlo noi? Ma chi di noi?” Da qui si avvierà l’opera di aggregazione prima attraverso il superamento del bullismo agito da alcuni verso il “diverso” della classe. Sarà proprio a lui che verrà data l’opportunità di somministrare per primo le sardine a Juan Salvador. Il gruppo comincerà a coalizzarsi intorno a temi di tolleranza, di riflessione, di approfondimento anche scolastico. Molto bella l’immagine di un gruppo, compreso il Professore, tutto steso a terra, per permettere al Pinguino di avere un punto di vista diverso. Solo lui, finalmente, al di sopra di tutti, a osservare il gruppo dall’alto.
Il regista, attraverso il suo lavoro, ci permette di cogliere il potere terapeutico del ritorno alla gruppalità grazie agli esseri viventi, non solo quelli umani. Nei momenti drammatici vissuti dall’Argentina in quel periodo, osserviamo il ritorno della speranza che si rende visibile in altri passaggi come quello in cui il Professore trova il coraggio di esporsi al tirannico comandante che ha catturato la giovane Sofia Alvarez rapita e fatta sparire come era accaduto a tanti.
Sofia è la giovane nipote di Maria Alvarez. Insieme saranno le prime a incontrare il pinguino nella camera di Michell rendendo visibile il nascondiglio segreto che ben presto diventerà luogo frequentato da molti, compreso il rigido Preside.
Il rapporto con le due donne rappresenta un altro passaggio importante per il protagonista. L’arresto di Sofia davanti ai suoi occhi, l’aiuto negato di un Michell ancora prigioniero di una chiusura verso gli altri, la mancanza di coraggio di riconoscere la propria responsabilità per non aver soccorso la ragazza davanti alla nonna, che lo porta allo spendersi per lei con il comandante delle milizie che lo farà arrestare per questo e poi liberarlo dopo una notte di percosse, porteranno il protagonista finalmente a una benefica confessione.
Tra le rigide regole impartite al Professore al suo arrivo c’è quella di non parlare di politica in classe ma Michell dribbla la regola proprio grazie alla letteratura: la bellissima poesia recitata all’attento ascolto dei suoi giovani allievi:
“Diciassette anni fa hai detto qualcosa che suonava come un addio
e tutti pensano che tu sia morta, tranne me.
Così io
mentre divento rigido e freddo a questo e a quello dico addio anch’io.
E tutti possono vedere che sono vecchio
tranne te
e una bella mattina in un vicolo assolato
un ragazzo e una ragazza si incontreranno si baceranno
e giureranno che nessuno potrà più amare come loro
mentre laggiù tu avrai sorriso e io
ti avrò passato le dita tra i capelli”.
Questa bellissima poesia porta gli allievi, ma anche lo spettatore, a un’attenta riflessione sul tempo e la memoria che resiste intatta nonostante il deterioramento generato dall’invecchiamento. Resiste ugualmente a come il pinguino mantiene il punto sulla sua natura, facendo sì che sia il gruppo intorno a lui a modificarsi. Il tempo di vita del pinguino si allungherà grazie a due estranei alla sua razza, e al contempo la temporalità del gruppo si metterà in movimento grazie al pinguino, rivoluzionando i propri aspetti depressivi, aggressivi e rigidi, come osserviamo nel caso degli allievi, dell’istituzione scolastica e non ultimo dello sfondo fanatico e repressivo generato dal contesto militare.
E’ anche un chiaro riferimento a quanti venivano sottratti alla vita senza che si potesse conoscere che fine avessero fatto.
“Diciassette anni fa hai detto qualcosa che suonava come un addio
e tutti pensano che tu sia morta, tranne me”.
Versi carichi di malinconia e che riportano alla perdita di chi non sai più che fine ha fatto perché sottratto ai propri cari senza possibilità di contatto o di avere informazioni sulla loro fine sottolineano la drammaticità del vivere di chi subisce la perdita e di chi affronta l’offesa di vedere persa la propria libertà senza possibilità di ribellione.
Alla fine, esci dalla sala pieno di riflessioni ma anche con un sorriso quando ti riappare alla memoria il buffo e silenzioso Pinguino che finalmente si tuffa, libero, nella piscina del college, sotto lo sguardo divertito di tutti.
Bibliografia
Corrao F. (1986 a), Il concetto di campo come modello teorico, in Orme Vol. II, Raffaello Cortina Editore, Milano
Corrao F. (1998), Orme, Vol II, Raffaello Cortina Editore, Milano
Corulli M. (1997), Terapeutico e antiterapeutico. Cosa accade nelle comunità terapeutiche? Bollari Boringhieri Ed.
Lorenz K. L’etologia. Il libro che ha fondato la scienza del comportamento animale, 2011, Bollati Boringhieri ed.
Neri C. (2021) Il gruppo come cura, Raffaello Cortina Editore, Milano



